• Home
  • Caleidoscopio culturale
  • Sguardi d’Autore
  • AulaCult
  • Life in Progress
  • About CultMag
  • Fotografia
  • HOME
  • CALEIDOSCOPIO CULTURALE
    • FOTOGRAFIA
    • Recensioni e Mostre
    • Itinerari d’Arte
    • Scaffale digitale
  • Sguardi d’Autore
  • AULA CULT
    • Spazio Cult Studenti
    • La valigia dell’insegnante
    • Trame interdisciplinari
  • LIFE IN PROGRESS
  • ABOUT ME

Entartete Kunst: la mostra d’arte degenerata sotto il nazismo

27.01.2026

Quando, la mattina del 19 luglio 1937, le porte dell’Istituto di Archeologia nell’Hofgarten di Monaco si aprirono per la mostra Entartete Kunst, nessuno avrebbe potuto immaginare che quell’evento si sarebbe trasformato in un simbolo potente della contrapposizione tra arte e potere. Una mostra concepita per distruggere reputazioni e confondere giudizi estetici, che però finì paradossalmente con il dare ancora più visibilità all’arte moderna perseguitata.

Le radici dell’idea di “degenerazione”

L’accusa di “degenerazione” non nacque con il nazismo: già nel 1892 lo psichiatra Max Nordau pubblicava Entartung, in cui denunciava – con toni moralisti – la “decadenza” della cultura europea e indicava autori come Nietzsche, Baudelaire o Manet come segno di una mutazione perversa del gusto.
Il regime nazista, salito al potere, riprese questo linguaggio e lo fece proprio: l’arte doveva riflettere la purezza, la forza e l’idealità della razza ariana. Tutto ciò che ne divergeva era pericoloso, corrotto, “degenerato”.

Wolfgang Willrich fu uno dei teorici dell’“epurazione dell’arte”: nel suo pamphlet Säuberung des Kunsttempels (Pulizia del tempio dell’arte, 1937) sostenne che l’arte autentica doveva essere semplice, figurativa, “tedesca” e “nordica” nelle sue linee. L’arte moderna, con la sua astrazione, la sua ambiguità, le sue sperimentazioni, fu presentata come “bolscevizzazione culturale” — minaccia interna da estirpare.

Art handlers hold a confiscated artwork by Emil Nolde (Photo)
Credits: US Holocaust Memorial Museum, courtesy of bpk-Bildagentur

Nel 1936 Adolf Ziegler (pittore accademico, ideologo estetico del regime) fu nominato presidente della Reichskammer der Bildenden Künste, la Camera delle arti visive del Reich. Gli fu affidato il compito di sorvegliare che l’arte pubblicamente esposta rispettasse i canoni nazisti, e di rimuovere le opere che non vi si conformavano.

Tra il 1933 e il 1937, i musei tedeschi cominciarono a subire una serie di sequestri “preventivi”: le opere moderniste venivano tolte dalle sale — spesso trasferite in magazzini — con la logica del controllo politico della cultura.

Il regime volle concentrare tutte queste operazioni in un evento-spettacolo: mostrare al popolo ciò che (secondo loro) era la degenerazione estetica. Così nacque Entartete Kunst.

Artworks confiscated by Nazi Germany (Photo), Berlin, 1937. 
Credits: US Holocaust Memorial Museum, courtesy of bpk-Bildagentur

La mostra fu organizzata in tempi estremamente rapidi, in poche settimane, per un forte impatto mediatico e le opere furono esposte in modo volutamente degradante: cornici mancanti, vetri rotti, opere appese in modo disordinato o addirittura inclinate. Le pareti furono usate per scritte e slogan sarcastici o insultanti, come “Follia elevata a stile”, “Prodotto dell’ebreo degenerato”, “Delirio di un malato mentale” d talvolta opere di giovani o pazienti psichiatrici venivano appese accanto a quelle di artisti famosi, per suggerire la continuità tra “arte degenerata” e produzione irrazionale.

In sostanza, l’allestimento era parte integrante del messaggio: non si trattava di mostrare, ma di indurre rigetto e di suggerire che tali opere fossero sintomo di malattia sociale.

Secondo le fonti del MoMA, all’apertura di Monaco furono esposte circa 740 opere (dipinti, disegni, sculture) su un totale di oltre 20.000 sequestri in corso. Altri documenti parlano di 650 opere selezionate, provenienti da collezioni pubbliche tedesche. Il V&A di Londra conserva l’unico inventario noto completo (482 pagine) delle opere confiscate che furono oggetto della definizione “Entartete Kunst”, inclusi i segni sull’esito che ebbero (vendute, distrutte, immagazzinate).

Una sala della Mostra di Arte Degenerata, Monaco, 1937.

La mostra “degenerata” fu inaugurata un giorno dopo la apertura della Grande Esposizione dell’Arte Tedesca (Große Deutsche Kunstausstellung), che celebrava l’arte conforme al regime.

L’obiettivo era chiaro: offrire un contrasto vivido, far vedere “cosa non bisognava apprezzare” e orientare il gusto collettivo verso una forma di estetica controllata dallo Stato.

La mostra non si limitò a pochissimi nomi: furono inclusi decine di artisti, da avanguardisti tedeschi e internazionali che il regime identificava con la “minaccia culturale”. Tra i più noti: Wassily Kandinsky, figura centrale dell’astrattismo; Paul Klee, esempio di poetica simbolica e astratta, Emil Nolde, Otto Dix, Ernst Ludwig Kirchner, Max Beckmann, tutti esponenti dell’espressionismo e della pittura moderna tedesca. E anche artisti internazionali come Picasso, Matisse, Mondrian, Chagall — benché pochi lavori stranieri videro la luce nella mostra originale, molte opere moderne straniere furono oggetto di confisca o vendita. 

Il destino delle opere d’arte

Tra il 1937 e gli anni seguenti, il regime nazista sequestrò tra 16.000 e 20.000 opere moderne dalle collezioni pubbliche tedesche. Molte furono distrutte: nel 1939, più di 5.000 dipinti (in particolare quelli dal valore commerciale basso) vennero arsi in pubblico. Alcune furono vendute all’estero tramite gallerie e negozi d’arte internazionali autorizzati. Il regime dichiarò che i ricavi sarebbero andati ai musei nazionali — promessa che non fu mantenuta, e parte dei profitti furono destinati al finanziamento militare.

Dopo Monaco, l’esposizione itinerante Entartete Kunst percorse diverse città tedesche e austriache tra il 1937 e il 1941 — fra cui Berlino, Düsseldorf, Weimar, Salisburgo, Amburgo e Vienna. Ogni tappa presentava opere variate (alcune erano già vendute o distrutte, altre nuove confische si aggiungevano). In ogni città, l’allestimento manteneva lo stesso approccio propagandistico: caos visivo, testi derisori, spazi affollati, soppressione dell’esperienza estetica contemplativa.

La reazione del pubblico (e le conseguenze imprevisti)

La mostra “degenerata” attrasse oltre 2 milioni di visitatori nella prima tappa a Monaco — un numero quasi tre volte superiore a quanto raccolto dalla Grande Esposizione dell’Arte Tedesca.

Molti curiosi entrarono mossi dal disgusto promesso, ma terminarono spesso confrontandosi con opere di grande forza estetica. Alcuni si lasciarono affascinare, altri restarono confusi o indignati, altri ancora si trovarono a dubitare delle stesse gerarchie culturali imposte dal regime.

Il fatto è che, nonostante l’intento propagandistico, la mostra restituì alla modernità una visibilità che, in condizioni normali, molte di quelle opere non avrebbero avuto in Germania sotto il nazismo.

Molti artisti interdetti fuggirono all’estero, altri continuarono a lavorare clandestinamente, altri furono puniti ufficialmente. L’attacco alla libertà artistica circa il concetto di pensiero libero travalicò la scena visiva e coinvolse l’intero sistema culturale della nazione.

La musica degenerata e la censura culturale

L’assalto del nazismo alla creatività non si limitò alle arti visive: la musica d’avanguardia fu anch’essa bersaglio di repressione.

Compositori come Arnold Schönberg, Alban Berg e Anton Webern, rappresentanti della dodecafonia e della musica sperimentale, furono banditi dai concerti pubblici e sistematicamente cancellati dalle programmazioni ufficiali.

Il regime promuoveva invece una musica patriottica, epica, tonale, conforme all’estetica nazionalista. Brani “popolari”, spartiti che riflettevano temi eroici o folklorici trovarono spazio — tutto ciò che poteva essere sorvegliato e “sicuro” da un punto di vista ideologico.

Parallelamente, il rogo dei libri e la censura letteraria parallelamente misero a tacere voci critiche, radicali, moderne — il progetto culturale nazista era organico e coerente nel cancellare la pluralità del pensiero.

Eredità e significato storico

Dopo la caduta del Terzo Reich, molti degli artisti perseguitati divennero figure di riferimento del Novecento. Le forme artistiche che il regime aveva deriso — l’astrazione, l’espressionismo, il surrealismo — divennero protagoniste delle avanguardie globali del secondo dopoguerra.

La mostra Entartete Kunst è diventata un monito: ogni volta che un regime cerca di controllare il gusto, le immagini, il linguaggio, sta tentando di imporre una dittatura dello spirito. L’arte libera è spesso il primo campo di battaglia contro l’autoritarismo.

Ricordare la persecuzione culturale del nazismo significa riaffermare che la libertà di espressione è condizione fondamentale di una società civile. Non basta prevenire roghi di libri o sequestri di quadri: bisogna vigilare contro la manipolazione del discorso pubblico, la censura “morbida”, il conformismo culturale imposto dal potere.

Erich Heckel, Den Freunden, 1953, Collezione dell’Imago Museum.

Call to reflection

Immagina di vivere in un’epoca in cui le tue idee, le tue forme artistiche, le tue immagini più intime, possono essere dichiarate “pericolose”, cancellate, demolite. Molti di quegli artisti vissuti sotto il nazismo sperimentarono questa condizione — eppure continuarono a creare, rischiare, parlare.

Oggi il nemico non ha sempre le caricature di un dittatore in divisa: può essere un algoritmo censore, una politica corta di visibilità, l’autocensura. Ma la domanda rimane la stessa: quale arte non possiamo permetterci di perdere?
E noi, come società, che responsabilità abbiamo verso l’arte che appare scomoda, ostica, “diversa”?

Condividi con i tuoi amici:

  • Fai clic per condividere su Threads (Si apre in una nuova finestra) Threads
  • Fai clic per condividere su X (Si apre in una nuova finestra) X
  • Fai clic qui per condividere su Pinterest (Si apre in una nuova finestra) Pinterest
  • Fai clic qui per condividere su LinkedIn (Si apre in una nuova finestra) LinkedIn
  • Fai clic per condividere su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra) WhatsApp
  • Fai clic per condividere su X (Si apre in una nuova finestra) X
  • Fai clic per condividere su Telegram (Si apre in una nuova finestra) Telegram
  • Fai clic per condividere su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
  • Altro
  • Fai clic per condividere su Flipboard (Si apre in una nuova finestra) Flipboard
  • Fai clic qui per condividere su Tumblr (Si apre in una nuova finestra) Tumblr
  • Fai clic per inviare un link a un amico via e-mail (Si apre in una nuova finestra) E-mail
  • Fai clic per condividere su Bluesky (Si apre in una nuova finestra) Bluesky
  • Fai clic per condividere su Mastodon (Si apre in una nuova finestra) Mastodon
  • Fai clic qui per stampare (Si apre in una nuova finestra) Stampa
  • Fai clic qui per condividere su Pocket (Si apre in una nuova finestra) Pocket
  • Fai clic per condividere su Nextdoor (Si apre in una nuova finestra) Nextdoor
  • Fai clic qui per condividere su Reddit (Si apre in una nuova finestra) Reddit

Correlati

Share

Primo Novecento  / Trame interdisciplinari  / Viaggio nella storia dell'arte

Claudia Stritof
Claudia Stritof, calabrese dal cognome un po' strano. Pensa che la frase “ce lo caghi che sei un artista” tratta da "Le straordinarie avventure di Penthotal" di Pazienza sia geniale, eppure studia arte fin da piccola. Ama la fotografia, collabora con una galleria d'arte di Bologna che adora, ama il mondo del circo e i tatuaggi anche se ne ha solo uno e microscopico. Le piace raccontare ciò che c'e di bello nel mondo, ma anche ciò che è triste perché la vita non è “tutta rosa e fiori” come spesso la raccontano. Pensa fermamente che aveva ragione quel gran furbacchione di Henry Miller quando diceva “il cancro del tempo ci divora” e prima che il tempo la divori, ogni giorno lei si alza e si ricorda che vivere non è scontato.

You might also like

Il rogo dei libri di Berlino del 1933: un attacco alla cultura e alla libertà
10.05.2020

Leave A Reply


Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

  • Segui Cult Mag...

  • Caleidoscopio culturale

    • Il risveglio creativo: come si svegliavano i grandi...
      23.05.2025
    • Il Medioevo contemporaneo: I "Vattienti" di Nocera...
      02.04.2021
    • Fondazione Maeght: "Ceci n’est pas un musée!"
      15.03.2021
    • Surrealist Lee Miller: la mostra
      07.03.2021
    • Tatuaggi e fotografia: ritratti di una passione
      06.03.2021
    • La Grande Madre
      10.05.2020
    • Il rogo dei libri di Berlino del 1933: un attacco alla...
      10.05.2020
    • Il padre dell'istantanea e dell'impossibile.
      08.01.2020

  • Sguardi d'Autore

    • Surrealist Lee Miller: la mostra
      07.03.2021
    • Tatuaggi e fotografia: ritratti di una passione
      06.03.2021
    • La Grande Madre
      10.05.2020
    • Parigi, 28 dicembre 1895. La nascita del cinema
      27.12.2019
    • Diane Arbus: vita e morte di un genio della fotografia
      22.12.2019
    • Édith Piaf: l'usignolo dall'ugola insanguinata
      10.12.2019

  • Suggerisci un argomento da approfondire

  • Torna indietro

    Il tuo messaggio è stato inviato

    Attenzione
    Attenzione
    Attenzione
    Attenzione.

    • Arte contemporanea
    • Aula Cult
    • Behind the Scenes
    • Caleidoscopio culturale
    • CultLab Studenti
    • Donne
    • Eventi
    • Fare per imparare
    • Fotografia e Cinema
    • Furti ad Arte
    • Itinerari d'Arte
    • Life in Progress
    • Neoclassicismo e Romanticismo
    • Preistoria
    • Press – Collaborazioni di Cult Mag
    • Primo Novecento
    • Recensioni e Mostre
    • Scaffale digitale
    • Secondo Novecento
    • Sguardi d'Autore
    • Speciali
    • STEAM
    • Street Art
    • Trame interdisciplinari
    • Viaggio nella storia dell'arte


  • About me

    Calabrese dal cognome un po' strano. Pensa che la frase “ce lo caghi che sei un artista” tratta da 'Le straordinarie avventure di Penthotal' di Pazienza sia geniale, eppure studia arte fin da piccola.

    Read More

  • Follow CultMag

  • Per contattarmi, inviare comunicati stampa, segnalare mostre e concerti inviare una email all’indirizzo: cultmag.it@gmail.com


  • About CultMag
  • Disclaimer
©CultMag 2025
Website by Studio Mate