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L’illusione necessaria: Tino Petrelli e quel passo verso la Storia

25.04.2026

Milano, 27 aprile 1945. Tra le macerie di una guerra che esala i suoi ultimi respiri e l’euforia di una libertà appena riconquistata, un giovane fotografo di nome Tino Petrelli immortala un’immagine destinata a diventare un’icona.

In via Brera, tre donne avanzano fiere, i capelli mossi dal vento della liberazione, i fucili stretti tra le mani. Dietro di loro, tre uomini seguono il passo. È uno scatto che sembra pulsare di vita improvvisa, ma che in realtà nasconde un segreto affascinante: per diventare il simbolo universale di un’epoca, quella foto non poteva essere lasciata al caso. Doveva essere costruita.

Quella non è solo la foto delle “Partigiane a Brera”. È un manifesto vivente di ciò che l’Italia sognava di diventare sulle ceneri del ventennio. Petrelli mette in scena il progetto di Palmiro Togliatti: la costruzione di una “democrazia progressiva” che unisse operai, intellettuali e ceti medi. I personaggi non sono lì per caso, sono simboli di un’alleanza sociale che deve ricostruire il Paese.

Come scrive Elio Matarazzo, nel suo saggio che indaga questa celebre fotografia, in prima fila, le donne rappresentano il nuovo peso politico sancito anche dal suffragio universale nel gennaio di quell’anno.

Al centro domina Aniuska, l’anima operaia dagli scarponi pesanti; alla sua sinistra, il decoro borghese di una maestra o di un’infermiera; alla sua destra, l’eleganza ribelle di Anna Maria “Lù” Leone, diciassette anni e un futuro tra cinema e femminismo. Dietro di loro, l’eco maschile: l’operaio, l’impiegato, l’intellettuale. Una gerarchia perfetta, un esercito di civili che marcia verso la pace e la difesa dei propri ideali di libertà.

La fotografia di Petrelli possiede una forza che travalica il tempo, ed è impossibile non richiamare alla mente un immaginario visivo che appartiene alla grande storia dell’arte. Non è solo uno scatto di cronaca, ma una composizione simbolica che sembra seguire un filo rosso tracciato dai maestri del passato per raccontare l’avanzata dei popoli.

Inevitabilmente il pensiero va a “La Libertà che guida il popolo” di Eugène Delacroix : come l’allegoria della Libertà sulle barricate parigine, le partigiane di Brera non sono semplici passanti ma sono il vessillo di una nuova era. Ancor più profondo e “nostrano” il confronto che pulsa tra i sampietrini di via Brera è quello con “Il Quarto Stato” di Giuseppe Pellizza da Volpedo.

La disposizione dei personaggi di Petrelli è una trasposizione fotografica di quella marcia silenziosa e inarrestabile.

Giuseppe Pellizza da Volpedo, Il Quarto Stato, 1901, olio su tela, 293 x 545 cm. Milano, Galleria d’Arte Moderna

Il paradosso del vero: fucili al contrario e negativi graffiati

A ben guardare, la realtà di Tino Pretelli traballa: i volti sono puliti per chi ha vissuto nel fango della Resistenza; le armi parlano di una goffaggine quasi commovente. Lù Leone, la giovane intellettuale, impugna il suo Mauser tedesco al contrario; l’infermiera stringe malamente il fucile sottobraccio.

Come si vede dall’immagine di copertina, in origine a chiudere il corteo era presente un uomo a impersonare un dirigente del partito con soprabito e pistola, poi tagliato nella fotografia circolata pubblicamente, così come fanno intuire i graffi nel negativo originale conservato nei magnifici archivi di Publifoto.

Un atto di censura che ha reso la foto ancora più potente: togliendo il “commissario” politico, l’immagine è diventata di tutti. Spontanea. Popolare. Vera.

Tino Petrelli non fu solo il testimone delle morti in Piazzale Loreto, ma anche l’autore di scatti che hanno definito l’immaginario collettivo italiano, come già raccontato nell’articolo “Africo” nelle fotografie di Tino Petrelli. Si pensi solo che lo stesso fotografo convinse Fausto Coppi a farsi fotografare accanto a un “W Fausto” che lui stesso aveva tracciato sulla neve, o che fece salire Fanfani su una pila di giornali perché non sfigurasse sul podio e sembrasse più alto.

Una memoria che vive nel presente

Oggi, guardare quelle donne in via Brera significa fare i conti con una memoria che non è un pezzo di carta ingiallito, ma un processo vivo. Negli anni settanta, i movimenti femministi hanno strappato quella foto agli archivi e l’hanno portata in piazza, trasformandola nel simbolo di una Resistenza che non finisce mai: quella civile, culturale, umana. 

Anche se nata da una “committenza implicita” per favorire il consenso politico, quell’immagine ha saputo parlare a generazioni diverse.

Come i grandi pittori prima di lui, Petrelli ha capito che per rendere eterna una causa non basta documentarla; bisogna trasformarla in un rito visivo, una marcia simbolica dove la realtà cede il passo al mito, rendendo quegli uomini e quelle donne i protagonisti universali della rinascita italiana, ricordandoci che la libertà è una conquista che richiede, prima di tutto, il coraggio di essere rappresentata.


Collegamenti interdisciplinari
  • Percorso per la Scuola Secondaria di Primo Grado

Focus: Il concetto di “Libertà” e la ricostruzione dell’identità italiana.

Storia: la Resistenza in Italia e la Liberazione (25 aprile 1945). Il ruolo delle donne nella lotta partigiana.

Arte & Immagine: Tino Petrelli e la Publifoto. Come una fotografia può “raccontare” un’epoca. Differenza tra foto di cronaca e foto simbolica.

Italiano: il Neorealismo letterario. Italo Calvino e “Il sentiero dei nidi di ragno” (la Resistenza vista dagli occhi di un bambino).

Cittadinanza e Costituzione: la nascita del suffragio universale in Italia (1945-1946) e l’importanza del voto alle donne.

Musica: i canti della Resistenza: l’evoluzione di “Bella Ciao” da canto di lavoro a inno internazionale di libertà.

Scienze: la chimica della fotografia analogica: come si sviluppa un negativo (il processo dei sali d’argento).

  • Percorso per la Scuola Secondaria di Secondo Grado

Focus: Comunicazione, Propaganda e la costruzione della Memoria.

Storia: il “Lungo Dopoguerra” e la politica di Togliatti: la “democrazia progressiva” e il compromesso per ricostruire l’Italia.

Storia dell’Arte: l’estetica della Publifoto e il Neorealismo. Il collegamento tra gli scatti di Petrelli e il cinema di De Sica o Rossellini.

Filosofia: il concetto di “Immagine e Verità”. Walter Benjamin e “l’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica”. La perdita dell’aura e l’uso politico dell’arte.

Letteratura Italiana: Beppe Fenoglio e la “verità” della guerra civile: “Una questione privata” o “Il partigiano Johnny”. Il superamento della retorica eroica.

Sociologia/Diritto: l’evoluzione del ruolo della donna nella società italiana dal 1945 ad oggi. Il passaggio dalla donna “simbolo” della nazione alla donna soggetto politico attivo.

Fisica/Ottica: il funzionamento della lente fotografica, la profondità di campo e come la scelta dell’obiettivo (grandangolo vs teleobiettivo) cambia la percezione della realtà e dello spazio.

Approfondimento

Corriere Reportage – La Resistenza e la fotografia: Un link imperdibile per vedere la galleria fotografica completa. Qui è possibile osservare le altre immagini scattate quel giorno in via Brera e capire come Petrelli abbia “diretto” i protagonisti per ottenere la posa perfetta.
Archivio Publifoto (Galleried d’Italia): Il database ufficiale dove sono conservati i negativi di Petrelli.

ANPI Nazionale: Per la documentazione storica sulle brigate partigiane attive a Milano.

Fondazione ISEC (Istituto per la Storia dell’Età Contemporanea): un archivio preziosissimo per quanto riguarda la storia del lavoro, delle donne e dei movimenti politici a Milano e in Italia.

Bibliografia

Partigiane e figuranti (Saggio UniRoma3): Un’analisi accademica approfondita che sviscera l’identità dei protagonisti e il contesto politico dell’immagine. Ideale per chi vuole approfondire il concetto di “messa in scena” storica.

Profilo di Valentino “Tino” Petrelli (MediaStudies): Una monografia tecnica che ripercorre la carriera di Petrelli, dai reportage di guerra alla Publifoto, utile per comprendere la sua evoluzione stilistica.

Uliano Lucas e Tatiana Agliani, La realtà e lo sguardo. Storia del fotogiornalismo in Italia, Einaudi.

Benedetta Tobagi, La Resistenza delle donne, Einaudi (per approfondire il ruolo di figure come Lù Leone).

Miriam Mafai, Pane nero. Donne e vita quotidiana nella seconda guerra mondiale, Edizioni Mondadori.

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Claudia Stritof
Claudia Stritof, calabrese dal cognome un po' strano. Pensa che la frase “ce lo caghi che sei un artista” tratta da "Le straordinarie avventure di Penthotal" di Pazienza sia geniale, eppure studia arte fin da piccola. Ama la fotografia, collabora con una galleria d'arte di Bologna che adora, ama il mondo del circo e i tatuaggi anche se ne ha solo uno e microscopico. Le piace raccontare ciò che c'e di bello nel mondo, ma anche ciò che è triste perché la vita non è “tutta rosa e fiori” come spesso la raccontano. Pensa fermamente che aveva ragione quel gran furbacchione di Henry Miller quando diceva “il cancro del tempo ci divora” e prima che il tempo la divori, ogni giorno lei si alza e si ricorda che vivere non è scontato.

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