Ci sono immagini che non si limitano a documentare un istante, ma possiedono un magnetismo quasi predestinato. Per me, tutto è iniziato con una fotografia di Luigi Tenco e Dalida catturata all’uscita dell’Hotel Savoia durante il Festival del 1967. Allora, ancora non sapevo che quel frammento di vita sarebbe tornato a cercarmi anni dopo, proprio tra i vicoli della città che lo aveva generato.
Solo trasferendomi a Sanremo e studiandone la storia, quel nome che galleggiava nella mia memoria ha trovato un volto e una storia: Alfredo Moreschi.
La conferma del legame tra la famiglia Moreschi e Sanremo l’ho avuta durante un pomeriggio alla Piccola biblioteca della Pigna, durante un convegno organizzato dall’Accademia della Pigna in cui si parlava del genio di Antonio Rubino e proprio lì ho avuto il privilegio di ascoltare i molti aneddoti di Moreschi riguardanti il maestro sanremese.
Una dinastia dello sguardo: dal 1872 a via Matteotti
La curiosità mi ha spinto fin dentro l’archivio di famiglia, dove Annamaria, la figlia di Alfredo, mi ha guidata tra decenni di memorie.
È proprio parlando con lei che emerge la vera natura di questa “bottega”: una dinastia di fotografi le cui origini risalgono al 1872, quando Luigi Moreschi iniziò l’attività a Palazzolo sull’Oglio (BS), ritraendo i turisti a San Pellegrino Terme.
A Luigi succedono in bottega, il figlio Vincenzo e la moglie Angiolina con i figli Gino Enrica, Rina e Gianni. Sarà proprio quest’ultimo a distinguersi a Salsomaggiore come fotografo prediletto della nobiltà.
La storia si sposta definitivamente a Sanremo nel 1927, quando Gianni apre lo storico studio di via Matteotti. Fotografo della Real Casa, collaborò personalmente con il primo Duca degli Abruzzi per documentare le sue celebri spedizioni e fu proprio la Regina Margherita di Savoia a nominarlo Cavaliere del Regno dopo una serie di ritratti ufficiali che la colpirono fortemente.
Inoltre, tra il 1930 e il 1943, Gianni insieme alla moglie Anna divennero la “voce per immagini” della città come corrispondente dell’Agenzia Stefani e fotografo ufficiale del Casinò, documentando ogni evento di rilievo culturale e turistico di quel periodo d’oro.
Nel dopoguerra assieme ad Anna iniziano a lavorare anche i due figli, Vincenzina ed Alfredo, a cui si aggiunsero il marito di Vincenzina, Renzo Antonelli, e poi, la sorella minore Albertina.
Alfredo Moreschi: il custode dell’identità sanremese
Alfredo, come raccontato prima, non è stato solo un fotografo, ma un Accademico della Pigna, uno studioso che ha saputo spaziare dalla storia all’arte, dalla cinematografia alla botanica, nonché un grande collezionista e custode della poderosa collezione di fotocamere d’epoca di famiglia.
Il suo lavoro di fotografo ha contribuito a creare un patrimonio inestimabile: un archivio che spazia dal 1850 a oggi, contenente migliaia di foto dedicate alla flora locale (esotica e spontanea), ai vincitori della Milano-Sanremo, ai momenti d’oro del Casinò e, naturalmente, ai protagonisti del Festival della Canzone Italiana.
Il futuro della memoria
Oggi, l’eredità di questo archivio è nelle mani della quinta generazione, rappresentata dalla figlia di Alfredo, Annamaria. Nonostante lo studio storico di via Matteotti 194 sia oggi chiuso al pubblico, l’attività continua su appuntamento e la mia speranza è che un’eredità così preziosa venga finalmente presa in cura, protetta e attivamente sostenuta dalle istituzioni e da chi di dovere.
Riuscire ad aprire pienamente questo archivio allo studio, alla ricerca e alla vista di tutti non sarebbe solo un atto di tutela burocratica, ma un dono enorme per la comunità intera. Significherebbe permettere a quei negativi di uscire dal buio della conservazione per tornare a essere luce.










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