• Home
  • Caleidoscopio culturale
  • Sguardi d’Autore
  • AulaCult
  • Life in Progress
  • About CultMag
  • Fotografia
  • HOME
  • CALEIDOSCOPIO CULTURALE
    • FOTOGRAFIA
    • Recensioni e Mostre
    • Itinerari d’Arte
    • Scaffale digitale
  • Sguardi d’Autore
  • AULA CULT
    • Spazio Cult Studenti
    • La valigia dell’insegnante
    • Trame interdisciplinari
  • LIFE IN PROGRESS
  • ABOUT ME

Il fantastico mondo del “Giardino dei Tarocchi”

02.06.2026

“Se la vita è un gioco di carte, noi siamo nati senza conoscere il nostro ruolo, eppure dobbiamo giocare la nostra mano”.

Tarocch
Niki de Saint Phalle, Il Giardino dei Tarocchi, Capalbio (Toscana). ©Claudia Stritof

Questa consapevolezza ha guidato l’artista Niki de Saint Phalle (1930-2002) nella creazione della sua opera più grandiosa: il Giardino dei Tarocchi a Capalbio, in Toscana.

Niki, spirito inquieto e poliedrico, approda all’arte dopo un’infanzia segnata da traumi profondi e una carriera da fotomodella per Vogue e Life.

Nel 1953, in seguito a una crisi nervosa avuta a Nizza, scopre il valore terapeutico della pittura per superare il dolere dettato dagli abusi paterni subiti da adolescente.

Da questa ricerca catartica nacquero le sue celebri Nanas e le performance dei “Tiri”, fino all’incontro fatale con Jean Tinguely, lo scultore dei congegni ferrosi che diventerà suo marito e compagno d’arte.

Niki de Saint Phalle, Il Giardino dei Tarocchi, Capalbio (Toscana). ©Claudia Stritof
Niki de Saint Phalle, La Giustizia, Il Giardino dei Tarocchi, Capalbio (Toscana). ©Claudia Stritof

L’ispirazione per il parco nacque nel 1955 quando l’artista visitò il Parque Guell di Gaudì a Barcellona, unito al fascino esoterico del Sacro Bosco di Bomarzo. Fu così che nel 1979, grazie all’amicizia con Marella Caracciolo Agnelli, Niki diede il via ai lavori a Garavicchio, finanziando l’impresa quasi interamente di tasca propria.

Il giardino è un’opera corale, in cui hanno lavorato artisti come la ceramista Venera Finocchiaro la quale ha creato una vera meraviglia nel giardino, Riccardo Menon, assistente personale, collaboratore e amico venuto con lei da Parigi, e naturalmente, Tinguely, che progettò le anime metalliche delle statue principali.

L’accesso al giardino, realizzato dall’architetto svizzero Mario Botta,  è separato da un doppio muro di recinzione in tufo con un’apertura circolare al centro. Una linea di demarcazione tra realtà e sogno, che una volta oltrepassata ci fa accedere a un mondo fantastico.

La Piazza Centrale: tra magia e intuizione

Era uno dei miei sogni nel cassetto visitare il parco e, una volta varcata la soglia, non sapevo le emozioni che avrei provato. Dopo il vialetto in salita si è manifestata la meraviglia perchè da subito abbiamo intravisto le sculture degli Arcani. Poco dopo eccoci nella famosa  piazza dominata dal Mago e dalla Papessa, l’uno fuso con l’altra. La Papessa, con la sua enorme bocca aperta (chiara citazione dell’Orco di Bomarzo), dà vita al suo interno a una fontana azzurra, con al centro della vasca, la Ruota della Fortuna di Tinguely che aziona meccanicamente il ciclo dell’acqua.

Poco distante troviamo la Forza, dove una fanciulla domina un drago: un monito a conquistare i propri demoni interiori e anche qui i colori parlano un linguaggio simbolico: il rosso della forza creatrice, il verde della vitalità e il blu della profondità del pensiero.

Niki de Saint Phalle, Il Giardino dei Tarocchi, Capalbio (Toscana). ©Claudia Stritof

Tra le sculture che più mi hanno colpita è la Giustizia, al cui interno Jean installò un marchingegno macabro di ferro e ossa per rappresentare l’Ingiustizia, capace di produrre un suono stridente e inquietante che ci ricorda la necessità di confrontarci con i lati più oscuri del proprio Essere. Secondo Niki de Saint Phalle, la vera giustizia implica la conoscenza di se stessi e la capacità di giudicare le situazioni con un occhio compassionevole, senza essere “ciechi” di fronte alle brutture o alle contraddizioni del mondo.

L’opera più sorprendente è l’Imperatrice-Sfinge. Niki non l’ha solo scolpita, l’ha abitata per lunghi anni durante i lavori. Gli interni sono un gioco continuo di specchi: si entra nel “cuore” per il soggiorno, mentre i due seni ospitano rispettivamente la camera da letto e la cucina. È qui che l’artista si riuniva con i collaboratori, protetta da questa “grande madre”.

Niki de Saint Phalle, Imperatrice-Sfinge, Il Giardino dei Tarocchi, Capalbio (Toscana). ©Claudia Stritof

A breve distanza sorge l’Imperatore, la struttura architettonica più complessa, ispirata allo stile di Gaudì, con un loggiato decorato da mosaici, vetri di Murano e un razzo rosso che svetta verso il cielo.

Proseguendo, il giardino si fa più intimo e perdendoci tra i cespugli incontriamo tante figure diverse e tutte affascinanti. Procedendo nel boschetto ci sono i due Innamorati, gioiose figure fanno il picnic. Al centro del cortile vi è una vasca, dove quattro felici Nanas fanno il bagno, schizzando dai seni getti d’acqua.

Ne la Torre di Babele, un fulmine metallico di Tinguely ne scoperchia la sommità, invitandoci a rompere le mura della mente; e inoltre, nelle zone più boscose si celano il Gatto Ricardo (omaggio a Menon), l’Oracolo e il Profeta, figure che infondono un senso di mistero.

Niki de Saint Phalle, Il Giardino dei Tarocchi, Capalbio (Toscana). ©Claudia Stritof

Il percorso scende verso la Morte non è una fine, ma un rinnovamento: un cavaliere blu su un cavallo dorato che falcia il vecchio per far crescere il nuovo. Troviamo poi il Diavolo, con ali di pipistrello, che rappresenta l’energia sessuale ma anche la perdita di libertà, e infine il Mondo, dove una figura femminile danza avvolta da un serpente sopra un meccanismo rotante.

Nonostante la morte di Niki nel 2002, il Giardino rimane un’opera viva, volutamente incompiuta per suo volere, affinché nessuno potesse alterarne l’anima senza il suo controllo.

Un’opera totalizzante che manifesta apertamente anche l’amore tra Niki de Saint Phalle e Jean Tinguely, due visionari legati al movimento dei Nouveaux Réalistes e dopo la morte di Jean nel 1991, Niki ha trasformato il suo dolore in omaggio. La cappella della Temperanza è dedicata alla sua memoria e a quella di Ricardo Menon e al suo interno, un piccolo altare accoglie la fotografia di Jean, vegliata da una Madonna Nera.

Niki de Saint Phalle, Il Giardino dei Tarocchi, Capalbio (Toscana). ©Claudia Stritof
Niki de Saint Phalle, Il Carro, Il Giardino dei Tarocchi, Capalbio (Toscana). ©Claudia Stritof

Il viaggio spirituale all’interno del Giardino dei Tarocchi è concepito come un percorso di introspezione e scoperta di sé, dove ogni scultura rappresenta una tappa evolutiva dell’anima.

Un mondo unico quello creato da Niki, da visitare in primavera o in estate circondanti da una folta vegetazione e splendente di luci e colori. Un viaggio fisico e mistico nel mondo della magia e degli Arcani per riscoprire sé stessi attraverso l’arte e la natura.

“I Tarocchi sono solo un gioco o indicano una filosofia di vita? Io sono convinta che le carte contengano un messaggio importante. Le origini dei tarocchi sono avvolte nel mistero. Si pensa che i sacerdoti dell’antico Egitto abbiano trasmesso i segreti della loro conoscenza attraverso dei simboli pittorici e che questi simboli siano i ventidue Arcani Maggiori del mazzo dei Tarocchi. si pensa anche che Mosè, avendo ricevuto queste carte dai sacerdoti Egizi, le abbia portate con sé in Israele. Ciò spiegherebbe perché la cabala ebraica è connessa alle ventidue carte (tarot-tora-rota). Il più antico mazzo di tarocchi di cui siamo a conoscenza è italiano ed è stato disegnato da Bonifacio Bembo nel Quattrocento per la famiglia Visconti di Milano. In seguito le carte sono divenute un gioco popolare a tutti i livelli sociali. Usate prevalentemente come gioco esse persero il loro significato originale. Fu solo nel Settecento che Antoine Court de Gébelin riscoprì il valore esoterico dei Tarocchi.

Gli Arcani Maggiori sono incisi nella pietra all’interno del Duomo di Siena. Queste raffigurazioni risalgono al Trecento e Quattrocento – ovvero in un periodo durante il quale molti capi della chiesa, e anche alcuni papi, si interessavano all’astrologia e all’alchimia. (..) Anche Andrea Mantegna si interessò ai tarocchi e li rappresentò in alcune bellissime incisioni che si trovano nella Biblioteca Nazionale a Parigi. I Tarocchi mi hanno dato una chiave di lettura per capire meglio la vita spirituale ed affrontare i problemi della vita. Mi hanno anche aiutato a capire come tutte le difficoltà vadano affrontate una dopo l’altra per poter finalmente conquistare la pace interiore ed il giardino del Paradiso.”


Articolo scritto in data 2/01/2015 e rivisto in seguito alla visita da me svolta nel 2026.

Condividi con i tuoi amici:

  • Fai clic per condividere su Threads (Si apre in una nuova finestra) Threads
  • Fai clic per condividere su X (Si apre in una nuova finestra) X
  • Fai clic qui per condividere su Pinterest (Si apre in una nuova finestra) Pinterest
  • Fai clic qui per condividere su LinkedIn (Si apre in una nuova finestra) LinkedIn
  • Fai clic per condividere su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra) WhatsApp
  • Fai clic per condividere su X (Si apre in una nuova finestra) X
  • Fai clic per condividere su Telegram (Si apre in una nuova finestra) Telegram
  • Fai clic per condividere su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
  • Altro
  • Fai clic per condividere su Flipboard (Si apre in una nuova finestra) Flipboard
  • Fai clic qui per condividere su Tumblr (Si apre in una nuova finestra) Tumblr
  • Fai clic per inviare un link a un amico via e-mail (Si apre in una nuova finestra) E-mail
  • Fai clic per condividere su Bluesky (Si apre in una nuova finestra) Bluesky
  • Fai clic per condividere su Mastodon (Si apre in una nuova finestra) Mastodon
  • Fai clic qui per stampare (Si apre in una nuova finestra) Stampa
  • Fai clic qui per condividere su Pocket (Si apre in una nuova finestra) Pocket
  • Fai clic per condividere su Nextdoor (Si apre in una nuova finestra) Nextdoor
  • Fai clic qui per condividere su Reddit (Si apre in una nuova finestra) Reddit

Correlati

Share

Caleidoscopio culturale  / Donne  / Itinerari d'Arte  / Secondo Novecento

Claudia Stritof
Claudia Stritof, calabrese dal cognome un po' strano. Pensa che la frase “ce lo caghi che sei un artista” tratta da "Le straordinarie avventure di Penthotal" di Pazienza sia geniale, eppure studia arte fin da piccola. Ama la fotografia, collabora con una galleria d'arte di Bologna che adora, ama il mondo del circo e i tatuaggi anche se ne ha solo uno e microscopico. Le piace raccontare ciò che c'e di bello nel mondo, ma anche ciò che è triste perché la vita non è “tutta rosa e fiori” come spesso la raccontano. Pensa fermamente che aveva ragione quel gran furbacchione di Henry Miller quando diceva “il cancro del tempo ci divora” e prima che il tempo la divori, ogni giorno lei si alza e si ricorda che vivere non è scontato.

You might also like

L’Arte preistorica e la street art: un viaggio visivo tra passato e presente
03.10.2025
Surrealist Lee Miller: la mostra
07.03.2021
Lo sguardo guaritore di una frattura emotiva del cuore.
16.12.2016

Leave A Reply


Redazione
27.05.2015 at 19:58
Reply

Bellissimo! L’ho visitato quando vivevo a Grosseto. Fantastico.
Buona serata.



Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

  • Segui Cult Mag...

  • Caleidoscopio culturale

    • Il fantastico mondo del "Giardino dei Tarocchi"
      02.06.2026
    • Gabriele d’Annunzio: l'Alchimista della bellezza...
      23.05.2026
    • L’obiettivo che fermò il tempo: dentro l’archivio...
      16.05.2026
    • Sanremo: viaggio nel Cimitero Monumentale della Foce
      10.05.2026
    • L’illusione necessaria: Tino Petrelli e quel passo...
      25.04.2026
    • Leni Riefenstahl: l'estetica del corpo e l’ombra...
      18.04.2026
    • Il risveglio creativo: come si svegliavano i grandi...
      23.05.2025
    • Il Medioevo contemporaneo: I "Vattienti" di Nocera...
      02.04.2021

  • Sguardi d'Autore

    • L’obiettivo che fermò il tempo: dentro l’archivio...
      16.05.2026
    • L’illusione necessaria: Tino Petrelli e quel passo...
      25.04.2026
    • Leni Riefenstahl: l'estetica del corpo e l’ombra...
      18.04.2026
    • Surrealist Lee Miller: la mostra
      07.03.2021
    • Tatuaggi e fotografia: ritratti di una passione
      06.03.2021
    • La Grande Madre
      10.05.2020

  • SEGNALAMI UN ARGOMENTO CHE MERITA UN APPROFONDIMENTO

  • Torna indietro

    Il tuo messaggio è stato inviato

    Attenzione
    Attenzione
    Attenzione
    Attenzione.

    • Arte contemporanea
    • Aula Cult
    • Behind the Scenes
    • Caleidoscopio culturale
    • CultLab Studenti
    • Donne
    • Eventi
    • Fare per imparare
    • Fotografia e Cinema
    • Furti ad Arte
    • Itinerari d'Arte
    • Life in Progress
    • Neoclassicismo e Romanticismo
    • Preistoria
    • Press – Collaborazioni di Cult Mag
    • Primo Novecento
    • Recensioni e Mostre
    • Scaffale digitale
    • Secondo Novecento
    • Sguardi d'Autore
    • Speciali
    • STEAM
    • Street Art
    • Trame interdisciplinari
    • Viaggio nella storia dell'arte


  • About me

    Calabrese dal cognome un po' strano. Pensa che la frase “ce lo caghi che sei un artista” tratta da 'Le straordinarie avventure di Penthotal' di Pazienza sia geniale, eppure studia arte fin da piccola.

    Read More

  • Follow CultMag

  • Per contattarmi, inviare comunicati stampa, segnalare mostre e concerti inviare una email all’indirizzo: cultmag.it@gmail.com


  • About CultMag
  • Disclaimer
©CultMag 2025
Website by Studio Mate