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L’obiettivo che fermò il tempo: dentro l’Archivio Moreschi

08.05.2026

Ci sono immagini che non si limitano a documentare un istante, ma possiedono un magnetismo quasi predestinato. Per me, tutto è iniziato con una fotografia di Luigi Tenco e Dalida catturata all’uscita dell’Hotel Savoia durante il Festival del 1967. Allora, ancora non sapevo che quel frammento di vita sarebbe tornato a cercarmi anni dopo, proprio tra i vicoli della città che lo aveva generato.

Solo trasferendomi a Sanremo e studiandone la storia, quel nome che galleggiava nella mia memoria ha trovato un volto e una storia: Alfredo Moreschi.

La conferma del legame tra la famiglia Moreschi e Sanremo l’ho avuta durante un pomeriggio alla Piccola biblioteca della Pigna, durante un convegno organizzato dall’Accademia della Pigna in cui si parlava del genio di Antonio Rubino e proprio lì ho avuto il privilegio di ascoltare i molti aneddoti di Moreschi riguardanti il maestro sanremese.

Una dinastia dello sguardo: dal 1872 a via Matteotti

La curiosità mi ha spinto fin dentro l’archivio di famiglia, dove Annamaria, la figlia di Alfredo, mi ha guidata tra decenni di memorie. 

È proprio parlando con lei che emerge la vera natura di questa “bottega”: una dinastia di fotografi le cui origini risalgono al 1872, quando Luigi Moreschi iniziò l’attività a Palazzolo sull’Oglio (BS), ritraendo i turisti a San Pellegrino Terme.

A Luigi succedono in bottega, il figlio Vincenzo e la moglie Angiolina con i figli Gino Enrica, Rina e Gianni. Sarà proprio quest’ultimo a distinguersi a Salsomaggiore come fotografo prediletto della nobiltà.

La storia si sposta definitivamente a Sanremo nel 1927, quando Gianni apre lo storico studio di via Matteotti. Fotografo della Real Casa, collaborò personalmente con il primo Duca degli Abruzzi per documentare le sue celebri spedizioni e fu proprio la Regina Margherita di Savoia a nominarlo Cavaliere del Regno dopo una serie di ritratti ufficiali che la colpirono fortemente.

Inoltre, tra il 1930 e il 1943, Gianni insieme alla moglie Anna divennero la “voce per immagini” della città come corrispondente dell’Agenzia Stefani e fotografo ufficiale del Casinò, documentando ogni evento di rilievo culturale e turistico di quel periodo d’oro.

Nel dopoguerra assieme ad Anna iniziano a lavorare anche i due figli, Vincenzina ed Alfredo, a cui si aggiunsero il marito di Vincenzina, Renzo Antonelli, e poi, la sorella minore Albertina.

Alfredo Moreschi: il custode dell’identità sanremese

Alfredo, come raccontato prima, non è stato solo un fotografo, ma un Accademico della Pigna, uno studioso che ha saputo spaziare dalla storia all’arte, dalla cinematografia alla botanica, nonché un grande collezionista e custode della poderosa collezione di fotocamere d’epoca di famiglia.

Il suo lavoro di fotografo ha contribuito a creare un patrimonio inestimabile: un archivio che spazia dal 1850 a oggi, contenente migliaia di foto dedicate alla flora locale (esotica e spontanea), ai vincitori della Milano-Sanremo, ai momenti d’oro del Casinò e, naturalmente, ai protagonisti del Festival della Canzone Italiana.

Il futuro della memoria

Oggi, l’eredità di questo archivio è nelle mani della quinta generazione, rappresentata dalla figlia di Alfredo, Annamaria. Nonostante lo studio storico di via Matteotti 194 sia oggi chiuso al pubblico, l’attività continua su appuntamento e la mia speranza è che un’eredità così preziosa venga finalmente presa in cura, protetta e attivamente sostenuta dalle istituzioni e da chi di dovere.

Riuscire ad aprire pienamente questo archivio allo studio, alla ricerca e alla vista di tutti non sarebbe solo un atto di tutela burocratica, ma un dono enorme per la comunità intera. Significherebbe permettere a quei negativi di uscire dal buio della conservazione per tornare a essere luce.

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Fotografia e Cinema  / Recensioni e Mostre  / Sguardi d'Autore

Claudia Stritof
Claudia Stritof, calabrese dal cognome un po' strano. Pensa che la frase “ce lo caghi che sei un artista” tratta da "Le straordinarie avventure di Penthotal" di Pazienza sia geniale, eppure studia arte fin da piccola. Ama la fotografia, collabora con una galleria d'arte di Bologna che adora, ama il mondo del circo e i tatuaggi anche se ne ha solo uno e microscopico. Le piace raccontare ciò che c'e di bello nel mondo, ma anche ciò che è triste perché la vita non è “tutta rosa e fiori” come spesso la raccontano. Pensa fermamente che aveva ragione quel gran furbacchione di Henry Miller quando diceva “il cancro del tempo ci divora” e prima che il tempo la divori, ogni giorno lei si alza e si ricorda che vivere non è scontato.

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